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«Morì e fu sepolto»

Se oggi il sabato santo viene vissuto come un tempo di silenzio carico dell'attesa della Resurrezione domenicale, per i discepoli di allora fu una prova molto dura da affrontare. Gesù era morto proprio il giorno prima, ed era anche stato sepolto. Ciò che rimaneva ai discepoli era la fede nelle parole che lui stesso gli aveva rivolto ripetutamente quando era ancora vivo: «Il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà» (Mt 20, 18). Per il resto, e per quanto ne sapevano, sembrava tutto finito, tutto chiuso dentro a quel sepolcro. Quante prove quotidiane ci costringono a un “sabato santo senza fine”, dove anche la fiamma della fede vacilla, e talvolta si spegne. Ma proprio in quei momenti, in cui il cuore è buio come un sepolcro sigillato, è necessario fare memoria di Colui che solo può aprire dall'interno i nostri sepolcri chiusi. 

«Essi hanno sepolto il mio corpo
e hanno creduto che fosse tutto finito,
ma io sono la danza
e guido sempre il ballo.

Perché io sono la Vita
che non può morire:
e io vivrò in voi e voi vivrete in me
perché Io Sono». 
(S. Carter)

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