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Greccio nuova Betlemme

 

Francesco a Greccio ha scelto per prima cosa un luogo naturale, povero, perché questo è il modo concreto per lui di vedere l’incarnazione, cioè il farsi povero e pensare da povero. Gesù non è nato in una casa ricca, ma in una grotta, poi è cresciuto in un’umile casa di un operaio del legno, cioè in casa di Giuseppe, l’ombra del padre. Qualche anno fa ci furono delle critiche per Francesco, per aver rappresentato nel presepe di Greccio un Gesù troppo povero. Francesco nel 1200 non poteva certo conoscere attraverso studi storici le disagiate condizioni sociali di Cristo, ma le ha intuite. Francesco aveva capito perfettamente il Natale del suo e nostro Signore. Cristo è venuto a farsi ultimo, ha scelto di farsi uomo, ma da ultimo, cioè come chi non conta niente, di farsi come quelli che per la società del suo tempo non contavano niente. E’ venuto per gli sfiduciati, per le persone stanche, per chi soffre e fa fatica, a cui sembra voler dire.. riposatevi nel mio cuore. Gesù non è venuto a imporre una legge gravosa, al contrario vuole condividere con noi il peso della nostra croce. Con le sue braccia spalancate, Gesù Bambino sembra volerci dire che la conquista del regno dei cieli non passa attraverso le nostre conquiste e i nostri meriti, ma attraverso la sua nascita, che è un dono. Un bimbo, quello di Betlemme, che è più forte di un gigante, perché la forza di Dio si manifesta proprio nella debolezza. Francesco aveva capito questo, ed inoltre per contemplare veramente il mistero della nascita dobbiamo farci a nostra volta piccoli e servire, diventare appunto minori. Nel Natale, una delle originalità di Francesco consiste nel fatto che il Giullare di Dio, proprio a Greccio, chiama un prete e fa celebrare una messa, proprio in quella notte. Questo, se ci pensiamo bene, è straordinario, perché voleva dire che questo farsi carne da parte di Gesù, continua tutti i giorni nell’eucaristia. Celebrare il Natale è quindi celebrare la sua morte e resurrezione. Francesco nella sua vita, guardando al Natale, aveva scelto da che parte stare. Aveva scelto, certo, anche di fare l’elemosina al povero, ma soprattutto di pensare come un povero, di vestire i panni del povero. Bisogna però dire che Francesco e Chiara, guardando al Natale, non parlano mai di povertà da sola, ma sempre di povertà e umiltà, insieme.

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