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Una Pasqua giovane

La Pasqua è il compleanno di ogni cristiano del suo essere rinato in Cristo Risorto attraverso le acque del battesimo. Nella Chiesa antica era proprio questo il periodo in cui i neofiti, che avevano appena ricevuto il Battesimo, venivano iniziati ai Misteri e introdotti, sempre più in profondità, nella vita di fede in relazione con gli altri illuminati nel seno materno e paterno della Chiesa. Il Battesimo infatti non rappresentava solo la conclusione del lungo cammino del catecumenato, ma era pure l’inizio di una vita nuova, in cui il più era ancora da imparare e soprattutto da vivere. Il neofita veniva accolto nella Veglia pasquale come un rinato da quel fonte battesimale che era l’uterum ecclesiae in cui si rinasceva quali «bambini appena nati» e a cui si era rivolto l’invito dell’Apostolo Pietro: «bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza» (1Pt 2, 2). Lungi dall’essere la conclusione di un cammino, il Battesimo rappresenta l’inizio di un lungo percorso che coincide con tutta la vita. La vita stessa poi, una volta rinata dall’acqua e dallo Spirito, non è altro che un navigare attraverso quel Mistero in cui si è stati immersi a da cui bisogna essere profondamente trasformati. 

 Tutto ciò vale ancora oggi e la riscoperta dell’anno liturgico come rinnovata introduzione ai Misteri, potrebbe evitare quel pericolo di dimenticanza o di abbandono da parte di coloro che sono stati iniziati attraverso i sacramenti. Quanti, ad esempio, dopo la Cresima scompaiono dall’orizzonte ecclesiale per ricomparire – e non sempre – al momento del matrimonio? Questa riflessione e questi preoccupazione diventa particolarmente significativa per la Pasqua di quest’anno che coincide con la preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi che ha come tema: "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale". La Pasqua non solo coincide, nel nostro emisfero, con la primavera, ma è la celebrazione dell’insurrezione della speranza per tutti e sempre che non ammette nessuna rassegnazione a nessuna forma di diminuzione della voglia e della capacità di vivere.

Il tempo pasquale può essere l’occasione privilegiata per seguire l’invito di Ireneo il quale così si esprimeva: «Dobbiamo rifugiarci nella Chiesa, essere allattati al suo seno e nutrirci delle Scritture del Signore. Perché la Chiesa è stata piantata nel mondo come un paradiso» (Ireneo di Lione, Contro le eresie, V, 20, 2). Certo non è facile vedere sempre nella Chiesa questo luogo privilegiato e “paradisiaco”, nondimeno la comunità di quanti sono rinati nel Battesimo è chiamata ad essere non solo segno, ma persino scuola di speranza. Questo vale certamente per tutti, ma in modo del tutto particolare vale per i giovani. Ai giovani è chiesto di tenere alta la fiaccola della speranza e questo esige il coraggio non solo di non lasciarsela rubare, ma di conquistarla giorno per giorno. Perché questo avvenga in verità bisogna saper pagare di persona il prezzo dell’audacia di vivere non solo per la propria gioia, ma per la gioia di tutti.

È infatti continuando a nutrirsi dello Spirito attraverso il seno della Madre Chiesa che si può crescere fino a portare a pienezza i doni ricevuti nel Battesimo che non è un atto di “magia”, ma un dono ed una possibilità da far fruttare con responsabilità: «Il battesimo non ci toglie il libero arbitrio e la libertà di scelta, ma ci dona la libertà. Dopo il battesimo, dipende da noi rimanere volontariamente nei comandamenti di Cristo" (Simeone il Nuovo Teologo, Capitoli pratici e teologici, 109). Potremmo chiederci a questo punto che cosa significhi vivere la Pasqua e farsi trasformare interiormente da ciò che si celebra. La sfida è di trasformare i nostri luoghi di vita in piccoli giardini della risurrezione dove è possibile ricominciare a sperare insieme. Per i giovani che hanno davanti a loro il grande privilegio di sognare la loro vita, la Pasqua può diventare così uno stile, un vero profilo per essere riconoscibili e contattabili come discepoli del Risorto.

Bisogna riconoscere che non sempre il volto dei giovani che incontriamo per strada è animato dalla speranza e dalla gioia. Sono molti i giovani segnati da una tristezza che talora è il frutto della fatica di vivere, ma talora è il segno di una noia nel vivere. La celebrazione della Pasqua può darci l’occasione di porci e di porre una domanda: "Quanta vita c’è nella mia vita?". Questa è una domanda eminentemente cristiana e battesimale che gli adulti nella fede devono saper condividere – verrebbe da dire rischiare – con i più giovani. La fede non è semplicemente un insieme di dogmi da credere e di riti da ripetere, ma è un respiro, uno sguardo, una prospettiva. Ai giovani cui normalmente rimproveriamo di disertare le nostre assemblee, siamo chiamati a trasmettere non semplicemente noi stessi, ma il Risorto che è sempre oltre tutto ciò che di Lui abbiamo sperimentato e conosciuto… è Altro.

Mentre celebriamo al Pasqua possiamo fare nostro l’atteggiamento di Maria di Magdala e delle altre donne come pure degli apostoli e dei discepoli di Emmaus: lasciamoci disturbare da una vita che non si rassegna alla morte, ma che è sempre in grado di "andare più lontano" (Lc 24, 28). Nell’attesa della grande e universale risurrezione bisogna adoperarsi con tutto se stessi alla piccola risurrezione da vivere qui ed ora e i cui segni luminosi possano essere riconosciuti da quanti ci vivono accanto fino ad essere riconosciuti come semi di una promessa abbondante di vita. La risurrezione di Cristo Signore non è la negazione della morte, ma il suo coraggioso e amoroso attraversamento. In un mondo e in una cultura in cui tutto viene contrabbandato come "easy" e "free", la fede pasquale è una rivendicazione di umanità matura e responsabile. In realtà, i giovani più che facili soluzioni si aspettano da parte degli adulti coraggiose proposte di vita piena in cui il prezzo di un generoso dono della propria vita diventa garanzia di non essere degli "zombies", ma dei realmente viventi.

Non possiamo che sperare per noi stessi e per tutti che la Pasqua ci renda più giovani perché capaci di scommettere sulla speranza, sapendo pagare in prima persona e senza rimandare a domani, perché la vita è adesso: oggi è Pasqua!

(da FVS, n°3 - marzo 2018)

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