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la gioia della santità

Su una nuova esortazione del Pontefice dedicata al tema della santità aveva già fatto un piccolo cenno il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, coordinatore del C9, durante la presentazione del libro “Tutti gli uomini di Francesco” a Roma, a fine gennaio. «Ho sentito appena appena una voce lontana – aveva detto il porporato honduregno - che dice che il Papa sta preparando un bel documento sulla santità. Siamo tutti chiamati alla santità, se non ascoltiamo questa chiamata la riforma non va».  

Già in diverse occasioni e in numerosi discorsi ufficiali, Bergoglio ha affrontato il tema della vocazione universale alla santità, richiamata dal Concilio Vaticano II, così come il tema della gioia, centrale nelle sue esortazioni Evangelii GaudiumAmoris laetitia.  

Gaudete et Exsultate è il quinto grande documento del pontificato, dopo le due encicliche Lumen Fidei (scritta a quattro mani con Benedetto XVI) del giugno 2013 e Laudato si’ sulla cura del creato pubblicata nel maggio 2015, e le due esortazioni apostoliche Evangelii Gaudium (novembre 2013) e Amoris laetitia(marzo 2016), quest’ultima pubblicata a conclusione dei due Sinodi dei vescovi sulla famiglia. 

Il 19 novembre 2014, all’udienza generale, Papa Francesco affrontò il tema della vocazione universale alla santità richiamata dal Concilio , spiegando innanzitutto che «la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di sé stesso, ci rende come Lui». La santità, affermava Bergoglio, «non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano». E per essere santi, «non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi» o per chi ha la possibilità di «staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera». 

La santità, spiegava ancora Francesco, «è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova… Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli». 

«Quando il Signore ci invita a diventare santi – affermava il Papa in quella catechesi - non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste… Tutt’altro! È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto». Il richiamo alla gioia rappresenta un rimando sia aEvangelii gaudium sia ad Amoris laetitia . Quest’anno, come ha comunicato lo stesso Francesco, si celebrerà la canonizzazione di Paolo VI, il Papa che il 9 maggio 1975, in pieno Anno Santo, pubblicò un’esortazione apostolica dedicata alla gioia cristiana, Gaudete in Domino.  

Numerosi sono poi i riferimenti che Papa Bergoglio ha fatto nel corso di questi cinque anni all’importanza e alla centralità del «santo e fedele popolo di Dio». In particolare, lo ha fatto nella lettera (datata 19 marzo 2016) inviata al cardinale Marc Ouellet, presidente della Pontificia Commissione per l’America latin a. In quel testo Francesco aveva scritto: «Il nostro ruolo, la nostra gioia, la gioia del pastore, sta proprio nell’aiutare e nello stimolare, come hanno fatto molti prima di noi, madri, nonne e padri, i veri protagonisti della storia. Non per una nostra concessione di buona volontà, ma per diritto e statuto proprio. I laici sono parte del Santo Popolo fedele di Dio e pertanto sono i protagonisti della Chiesa e del mondo; noi siamo chiamati a servirli, non a servirci di loro». 

 fonte: Vatican Insider

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