Beato Matteo Guimerà di Agrigento

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Beato Matteo Guimerà di Agrigento

Sabato, 07 Gennaio 2017

Vescovo, Ordine Frati Minori; Agrigento, 1376 ca. - Palermo, 7 gennaio 1450

File:91432A.JPGNacque ad Agrigento. Entrò nell'Ordine serafico nel 1391-92 nel convento di San Francesco d'Assisi di Agrigento dove emise la professione religiosi nel 1394. Fu poi inviato a Bologna per gli studi teologici, li coronò a Barcellona dove probabilmente conseguì il titolo di Magister e fu ordinato Sacerdote nel 1400.

Negli anni 1405-1416, come maestro dei novizi o magister professionis, visse nel convento di sant'Antonio in Padova, per poi tornare in Spagna fino alla fine dei 1417.

Tornò in Italia nel 1418 per incontrare san Bernardino da Siena forse a Mantova durante il Capitolo Generale e il nostro aderì all'Osservanza, propugnata dal grande senese.

Nel 1425 Papa Martino V concesse a padre Matteo il permesso di fondare dei conventi dell'Osservanza. Tra questi citiamo quello di Santa Maria di Gesù di Messina e di Palermo quello di san Nicolò di Agrigento, di san Vito, di Cammarata, di Caltagirone, di Siracusa. Così anche in Spagna fondò due conventi a Barcellona. Nel suo ordine fu vicario provinciale nel 1425-27 e poi nel 1428-30. Nel 1432 fu nominato Commissario Generale della provincia di Sicilia, carica durata fino al 1440.

Fu nominato vescovo di Agrigento da Papa Eugenio IV il 17 settembre 1442, venne consacrato il 30 giugno 1443 nella chiesa madre di Sciacca dal vescovo ausiliare Nicola dell'arcivescovo di Palermo.

Per la sua generosità verso i poveri venne accusato presso la Santa Sede di dilapidare i beni della Chiesa, infatti secondo varie testimonianze egli rinunciò a tutti i proventi ecclesiastici in favore dei poveri, riservandosi soltanto lo stretto necessario per se e per quelli che lo coadiuvavano. Oltre a questo venne accusato di godere di una donna carnalmente. Nel processo svoltosi alla corte pontificia si dimostrò l'innocenza del vescovo Matteo e il Papa lo assolse da ogni accusa e gli confermò la sua fiducia restituendogli la sede episcopale.

Ma le maldicenze continuarono, nessuno è profeta in patria, tanto che dopo essersi consigliato con Bernadino da Siena, nel 1445 rinunciò al vescovado.

Morì in Palermo il 7 gennaio 1450.

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