Ordine Francescano Secolare d'Italia
49° Settimana Sociale della Chiesa Italiana

Riflessione della Famiglia francescana secolare e contributo ai lavori

Presentazione

La famiglia francescana secolare comprende tutti coloro che, attratti dal carisma di san Francesco di Assisi, dopo un cammino di conoscenza e discernimento, decidono di impegnarsi, nel proprio stato laicale, a vivere il Vangelo sull’esempio del Poverello di Assisi.

Ne fanno parte: i Francescani secolari (Ordine francescano secolare – Ofs); i giovani francescani (Gioventù Francescana – Gi.Fra) e i più piccoli, gli Araldini.

I francescani secolari, dopo un periodo di discernimento e di formazione iniziale, professano solennemente e per tutta la vita la Regola Ofs. L’ultima Regola consegnata all’Ofs dal santo papa Paolo VI il 24 giugno 1978 è la Seraphicus Patriarcha, che attualizza, alla luce delle determinazioni del Concilio Vaticano II, la precedente Regola di Leone XIII (Misericors Dei Filius, del 30 maggio 1883). I giovani francescani, invece, annualmente rinnovano la loro Promessa e si impegnano a vivere sulle orme del Poverello di Assisi, in un cammino di discernimento vocazionale e di impegno ecclesiale, avendo l’Eucarestia come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come madre, i poveri e gli ultimi come fratelli.

La vocazione francescana secolare è, dunque, una vocazione specifica che impegna a vivere nel mondo testimoniando il Vangelo di Gesù Cristo alla maniera di Francesco e di Chiara di Assisi e vivendo nello stato secolare la fraternità come scelta, la solidarietà verso ogni povertà, la sobrietà delle scelte personali, l’attenzione alla custodia e alla cura del creato, la preghiera, in obbedienza alla Chiesa nella quale ci si pone in spirito di servizio e di minorità.

L’enciclica Laudato sì (LS), come pure Fratelli tutti (FT) del papa Francesco, richiamano in modo particolare a risvegliare la freschezza del carisma e ad un impegno maggiore. I fratelli e le sorelle dell’Ofs e della Gifra sentono fortemente propri i temi affrontati in queste due pietre miliari del pontificato di Francesco.

Uno sguardo contempl-attivo

(n. 1 instrumentum Laboris)

Il papa afferma che “Le creature di questo mondo non possono essere considerate un bene senza proprietario: «Sono tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,26). Questo induce alla convinzione che, essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile”[1]. La contemplazione va intesa, a nostro avviso, come punto di partenza per un moto personale, una conversione profonda che porti ogni uomo a rivedere il proprio rapporto con Dio, con se stesso, con i fratelli e con il creato. È il papa che invita a farlo dicendo “Voglio ricordare che «Dio ci ha unito tanto strettamente al mondo che ci circonda, che la desertificazione del suolo è come una malattia per ciascuno, e possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione»”[2]. Essere, come diceva il Servo di Dio don Tonino Bello, francescano secolare della fraternità di Alessano (LE), contempl-attivi. Passare cioè dalla contemplazione all’azione, dalla preghiera alla testimonianza concreta. La Regola Ofs e lo Statuto della Gifra – Il Nostro Volto (NV) – indicano questo movimento costante con semplici parole: “passare dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo” (Reg. Ofs n. 4 e NV art. n. 3).

In modo particolare ci impegniamo affinché gli altri esseri viventi non siano trattati in modo irresponsabile, ci indignano le enormi disuguaglianze che esistono tra di noi, perché si continua a tollerare che alcuni si considerino più degni di altri[3]. Crediamo fortemente che la Chiesa possa e debba intervenire in modo concreto, favorendo iniziative di promozione dell’uomo e a tutela del mondo in cui egli vive. Attraverso il dialogo con le Istituzioni civili, è possibile realizzare iniziative che promuovano la ricerca del lavoro, la formazione professionale, l’inserimento sociale, la custodia e la salvaguardia della natura. Attraverso semplici e forse anche piccoli gesti, è spesso possibile dare inizio a vere rivoluzioni di pensiero. Di fronte all’indifferenza generale verso chi “si trascina in una miseria degradante, senza reali possibilità di miglioramento, mentre altri non sanno nemmeno che farsene di ciò che possiedono, ostentano con vanità una pretesa superiorità e lasciano dietro di sé un livello di spreco tale che sarebbe impossibile generalizzarlo senza distruggere il pianeta” sentiamo in noi molto forte l’urgenza di voler denunciare ogni tipo di disuguaglianza e di volerci impegnare per evitare che ci siano disparità, “che alcuni si sentano più umani di altri, come se fossero nati con maggiori diritti”.

Per un’ecologia integrale

(n. 2 instrumentum Laboris)

Il papa afferma nel quarto capitolo dell’enciclica Laudato Sì la necessità di una ecologia che sappia integrare non soltanto i temi ambientali, ma anche quelli culturali, sociali, economici. È necessaria cioè una ecologia che investa e che rivesta tutti gli ambiti della vita quotidiana e che diventi un habitus di vita e di comportamento per ogni uomo. Soltanto in questo modo si potranno affermare e realizzare l’equità sociale e il benessere di ogni persona.

Tutta la famiglia francescana secolare (Ofs, Gifra e Araldini) è impegnata costantemente nella costruzione di un mondo più giusto ed evangelico[4], attraverso iniziative coraggiose. Il senso di fraternità rende tutti noi lieti di metterci alla pari con tutti gli uomini, specialmente dei più piccoli, per i quali ci sforziamo di creare condizioni di vita degne di creature redente da Cristo[5]. Ci sentiamo chiamati, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, a costruire un mondo più fraterno ed evangelico per la realizzazione del regno di Dio, consapevoli che “chiunque segue Cristo, Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo“. Per questo motivo ci impegniamo costantemente ad esercitare con competenza ogni nostra responsabilità nello spirito cristiano di servizio[6].

In questo ambito riteniamo di poter e dover intervenire in prima persona e con coraggio[7] ad esempio nella formazione delle nuove generazioni. Attraverso la conoscenza del patrimonio ambientale e paesaggistico, delle ricchezze culturali e delle bellezze di cui è ricco il nostro Paese, possiamo intervenire e dare un contributo concreto affinché il mondo di domani possa essere migliore e che ci sia una maggiore sensibilità e attenzione verso ogni aspetto della vita e dell’ambiente[8].

La Chiesa italiana può e deve recuperare il ruolo di agenzia formativa che, accanto alla scuola e alla famiglia, può contribuire alla crescita dei fanciulli e alla formazione dei giovani. Lo farà promuovendo iniziative concrete a sostegno del bene comune, coinvolgendo i giovani e i fanciulli, sporcandosi le mani nel faticoso lavoro e impegno di ogni giorno. Ciò è possibile e il papa ci richiama fortemente a farlo.

Non possono esserci visioni di futuro se non insieme alle nuove generazioni

(n. 45 Instrumentum Laboris)

Il segreto della pronta ed entusiasta risposta dei giovani francescani d’Italia alla chiamata del Signore sta in queste parole: “Se ho deciso di diventare prete è dunque perché innanzitutto ho visto un modo di vivere, una proposta di vita che mi convinceva. Ma ho visto anche le contraddizioni.”[9]

I giovani francescani sono innamorati della Chiesa che incarna uno stile ed un modo di vivere calato nel quotidiano e che fa una proposta di vita concretamente impegnata nel mondo e nella società; quando però essa diventa astratta e poco concreta, c’è la tentazione di allontanarvisi perché la si avverte vecchia e sclerotizzata in sterili utopie. Tuttavia, i giovani non vogliono essere degli spettatori giudicanti, ma partecipi dei suoi limiti e delle sue contraddizioni, nella certezza che solo così si possa davvero contribuire al cambiamento.

“La norma di vita dei giovani francescani è il Vangelo: in ogni Sua parola, come in ogni uomo, essi sanno di incontrare Gesù Cristo; per questo si impegnano assiduamente a passare dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo”[10]. È con questo monito che si cerca di vivere la vita per ricaricarsi e allenarsi ad essere dei cristiani attivi prima di tutto nelle realtà parrocchiali e poi soprattutto, fuori, nella società.

Purtroppo, si osserva sempre più spesso che i giovani non si lasciano coinvolgere dall’amore a prima vista che l’incontro con Cristo fa scaturire; la consapevolezza di questo fenomeno porta a domandarsi se, da giovani, sia possibile fare di più per essere testimoni del Vangelo di Cristo.

Alcune proposte

· I giovani francescani d’Italia chiedono dialogo e confronto con le altre realtà giovanili nella certezza che nell’unità e nella comunione di intenti e di azioni sia possibile contribuire meglio ad essere Chiesa credibile e insieme progettare una linea comune di attività volte alla salvaguardia del creato.

· La famiglia francescana secolare ha promosso, a partire dal settembre 2020, i cosiddetti Patti Laudato Sì; essi vogliono essere un piccolo tentativo di attualizzazione dell’enciclica LS, attraverso piccoli e semplici gesti. Il progetto ha l’obiettivo di favorire la riflessione e poi la concreta attualizzazione della Laudato Sì lungo tre direttrici: la connessione con le realtà intorno a noi; la conversione delle nostre realtà; la realizzazione di percorsi volti ad alimentare la spiritualità, la passione e la mistica. è un progetto semplice a cui, però, piano piano molte realtà stanno aderendo con entusiasmo e che ci piace proporre a tutta la Chiesa italiana.

La descrizione del progetto si può trovare a questo link:

https://www.ofs.it/wp-content/uploads/2020/09/Laudato-Si-Progetto-e-Patti.pdf

· È auspicabile, inoltre, aderire alla piattaforma di iniziative Laudato sì del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: prendere parte a questo spazio virtuale nel quale apprendere e crescere insieme con le istituzioni, le comunità e le famiglie. Come citato nella presentazione della piattaforma si condivide appieno quanto il papa afferma: “la cultura, l’esperienza, il coinvolgimento e i talenti unici di tutti noi sono necessari nel nostro viaggio verso un amore più grande per il nostro Creatore, l’uno per l’altro e per la casa che condividiamo”. (LS 14)

Conclusioni

Tutti noi vogliamo mettere a disposizione della Chiesa e del mondo le nostre risorse, le nostre persone, il nostro entusiasmo e la convinta fiducia nel Bene e continuare la nostra missione con forte determinazione. Intendiamo continuare a testimoniare, attraverso il nostro carisma, che tutti noi esseri umani siamo uniti come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio (LS 92)

A Maria, la madre di tutta l’umanità, affidiamo ogni nostro proposito, progetto, iniziativa; poniamo in lei ogni nostra buona volontà, certi che la sua mano ci sosterrà e sarà per noi guida sicura e sostegno potente.



[1] LS 89
[2] Ibidem
[3] Cfr. LS 90
[4] Reg. Ofs n. 14
[5] Ivi n. 13
[6] Ivi n. 14
[7] Ivi n. 15
[8] Abbiano inoltre rispetto per le altre creature, animate e inanimate, che “dell’Altissimo portano significazione, e si sforzino di passare dalla tentazione di sfruttamento al francescano concetto di fratellanza universale Reg. Ofs n. 18
[9] Ciani, Gallo, Panizza, Rigoldi Dov’è Dio – Il Vangelo quotidiano secondo quattro preti di strada, Einaudi 2011.
[10] Art. 3 dello statuto della Gioventù francescana.